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ZTE è quasi fuori pericolo: embargo annullato e resa del Senato

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ZTE pare averla fatta franca: il senato degli Stati Uniti ha fondamentalmente rinunciato a dare battaglia politica a Donald Trump, rimuovendo una serie di articoli in un decreto legge (che tratta diversi altri argomenti) che avrebbe dovuto essere approvato in tempi molto brevi.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, in brevissimo: ZTE ha fatto affari con Iran e Corea del Nord, violando l'embargo imposto dagli USA. Gli USA hanno così imposto alle aziende americane (tra cui Qualcomm, Intel, Google) di non vendere più componenti e servizi a ZTE per almeno sette anni. ZTE si è trovata costretta a cessare il grosso delle sue operazioni, tra cui la produzione di smartphone: le fabbriche sono state ferme e la società ha perso ingenti somme di denaro ogni giorno.

Trump ha deciso di convertire la sanzione di ZTE in una multa da 1 miliardo di dollari e un avvicendamento della dirigenza, ma il Senato aveva subito minacciato di osteggiare questa decisione citando rischi per la sicurezza nazionale. Qualche giorno fa, tuttavia, ZTE ha firmato un accordo che avrebbe rimosso definitivamente l'embargo non appena fossero depositati i 400 milioni di dollari in un fondo cautelativo. ZTE ha provveduto dopo appena 48 ore.


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