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Apple parla di privacy e loda il GDPR: “Applicato ovunque”

Apple parla di privacy e loda il GDPR:

Tra le aziende che operano nel settore della tecnologia, Apple è tra quelle che più tengono alla privacy dei clienti. La maniera in cui si cerca di tutelarla, e la posizione rigida sul sideload delle app a cui l'azienda si oppone in modo strenuo è solo uno degli esempi più controversi che si possano fare, è chiaramente discutibile, ma l'impegno, condivisibile o meno nel merito, è innegabile. Ad affrontare il macro argomento della privacy è stata Jane Horvath, Chief Privacy Officer di Apple, nel corso di un'intervista al magazine Elle.

HORVATH SEGUÌ DA VICINO IL CASO DELL'IPHONE DI SAN BERNARDINO

Uno dei casi più discussi degli ultimi anni è quello dell'iPhone che nel dicembre 2015 era in possesso di Syed Rizwan Farook, uno degli attentatori della strage di San Bernardino: durante le indagini, l'FBI aveva chiesto più volte ad Apple di accedere all'iPhone 5c di proprietà dell'attentatore, senza successo. Ai tempi Horvath era già in Apple da quattro anni e seguì la vicenda da vicino. Ad Elle ha sostanzialmente confermato la posizione che assunse la Mela, opponendosi alle richieste dell'agenzia in virtù del fatto che la creazione di una backdoor per quel singolo iPhone avrebbe messo a repentaglio la sicurezza di tutti gli altri utenti.

Apple avrebbe dovuto allentare le maglie di sicurezza di quell'iPhone 5c semplicemente perché così facendo si sarebbe "reso vulnerabile ogni altro telefono", ha ribadito Horvath. La vicenda fu risolta, secondo quanto apprese il Washington Post più avanti, affidando l'iPhone al "Mozart degli exploit", cioè al programmatore Mark Dowd di Azimuth, una piccola società di sicurezza australiana.


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